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VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. BEING AND EXPRESSING: REFLECTING ON DEGENERATION IN CONTEMPORARY ART. LYRICISM AND BRUTALITY FOR AN UNCELEBRATED ANNIVERSARY. Eva Aeppli, Antonin Artaud, Katia Bassanini, Giona Bernardi, Jérémie Blanes, Louise Bourgeois, Vannetta Cavallotti, Jean Corty, Carmelo Cutuli, Martin Disler, Nathalie Djiurberg, Piotr Dluzniewski, Friedrich Dürrenmatt, Ignaz Epper, Andrea Gabutti, László Győrffy, Lior Herchkovitz, Asger Jorn, Csaba Kis Róka, Mehryl Levisse, Paolo Mazzuchelli, Hermann Nitsch, Meret Oppenheim, Simone Pellegrini, Valter Luca Signorile, Nicholas Sinclair, Chaïm Soutine, Louis Soutter, Wolfgang Stiller, TOMAK, Varlin, Sandra Vásquez de la Horra.​​

Exhibition concept by Mario Casanova.
Curated by Mario Casanova, Mattia Desogus, Carole Haensler Huguet

Museo Civico Villa dei Cedri
Opening Friday 10th of March 2017 at 6.00 p.m.

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino
Opening on Saturday 11th of March 2017 at 5.30 p.m.

11 March – 4 June 2017

VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. ESSERE ED ESPRESSIONE. RIFLESSIONI SULLA DEGENERAZIONE NELL’ARTE CONTEMPORANEA. LIRICA E BRUTALITÀ PER UN ANNIVERSARIO NON COMMEMORATO.

Eva Aeppli, Antonin Artaud, Katia Bassanini, Giona Bernardi, Jérémie Blanes, Louise Bourgeois, Vannetta Cavallotti, Jean Corty, Carmelo Cutuli, Martin Disler, Nathalie Djurberg, Piotr Dluzniewski, Friedrich Dürrenmatt, Ignaz Epper, Andrea Gabutti, László Győrffy, Lior Herchkovitz, Asger Jorn, Csaba Kis Róka, Mehryl Levisse, Paolo Mazzuchelli, Hermann Nitsch, Meret Oppenheim, Simone Pellegrini, Valter Luca Signorile, Nicholas Sinclair, Chaïm Soutine, Louis Soutter, Wolfgang Stiller, TOMAK, Varlin, Sandra Vásquez de la Horra

Concetto espositivo di Mario Casanova

A cura di Mario Casanova, Mattia Desogus, Carole Haensler Huguet

Museo Civico Villa dei Cedri

Vernissage venerdì 10 marzo 2017 alle 18:00

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino

Vernissage sabato 11 marzo 2017 alle 17:30

11 marzo – 4 giugno 2017

Si apre nella sedi del Civico Museo Villa dei Cedri e MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino a Bellinzona la mostra tematica titolata VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. ESSERE ED ESPRESSIONE. RIFLESSIONI SULLA DEGENERAZIONE NELL’ARTE CONTEMPORANEA. LIRICA E BRUTALITÀ PER UN ANNIVERSARIO NON COMMEMORATO. Inizialmente ispiratasi all’opera di un artista svizzero scomparso nel 1996, il cui lavoro ha suggerito – per contenuti e modalità di approccio al mezzo – una riflessione attorno al processo creativo in generale e alla sua rappresentazione, l’esposizione non perde l’occasione per estendere questo tema, evidenziando approcci analitici, e per considerare il mondo della cultura nel suo rapporto con la politica e il potere. Tale confronto non è sempre facile soprattutto all’interno di un dialogo/scontro con la cosiddetta Istituzione.

Concepito dai curatori come luogo mentale eterotopico delle libertà e individualità dell’artista, l’approccio alla tematica prende corpo e si sviluppa come piattaforma di riflessione sul confronto o sulla equazione arte-follia, intendendo tracciare quella linea di demarcazione tra il luogo sociale condiviso consensuale e lo spazio delle espressioni ed espressività interiori soggettive e peculiari dell’autore. La tematica si concentra sull’essere artista, ma anche sul farlo dal punto di vista socio-politico ed etico, non già in un periodo storico specifico, quanto piuttosto genericamente, puntando alla radice del creare, della creazione e dei meccanismi che trasformano in maniera metamorfica l’universo mentale in bilico tra realtà e verità, tra denaro e valore. Ed è proprio attorno al concetto di pensiero, che si coagulano lentamente la genesi e le escrescenze del fare. Il pensiero è un magma virtuale di creatività, nella misura in cui l’atto del pensare è off limits, universale, infinito e illimitato, in qualche modo libero da moralismi; soggettivo e razionalmente irrazionale.

All’interno di un prisma di rimandi e parallelismi Storici, è interessante ripercorrere figure mitiche e mitologiche come Dioniso e Bacco, che, nella loro volontà di perdere la ragione liberandosi attraverso i fumi dell’alcol, bene rappresentano i paradigmi dell’uomo ontologico all’interno del suo percorso esistenziale/esistenzialistico, dalla nascita fino alla morte, attraverso la restituzione dell’inconscio e il processo di degenerazione morale in (dis)equilibrio tra il Sacro e il Sacrilego. Se per Friedrich Nietzsche (1844-1900) la morale è un importante aspetto della convenzione sociale borghese come diretta conseguenza dei sani e onorevoli rapporti di scambio commerciale (cfr. La Genealogia della morale, 1887), ecco che Zarathustra incarna in qualche modo la contravvenzione a questi precetti storico-culturali, superandoli nel bene e nel male verso la nuova identità del Superuomo.

Si apre qui un mondo altro, una porta sconosciuta – quella dell’arte e del libero arbitrio –, che ci distoglie dalla solita prassi interpretativa dei fenomeni che ci circondano e che chiameremmo ‘borghesi’, ma che in realtà si riferiscono a quella meschina classe sociale, che di denaro e scambio commerciale ancora tuttora si nutre e si autoalimenta.

Dal piacevole ma perverso rapporto tra potere e arte scaturisce una figura d’artista sarcastica e folle, satirica e ibridata, una sorta di giullare di corte, che riesce tuttavia a estraniarsi e prescindere dal reale. L’artista e i suoi pensieri sono troppo liberi, virtuali – appunto – e il rapporto tra arte e mercato hanno subìto nel tempo modifiche sostanziali.

Agli albori del 1900, conseguentemente alla caduta delle aristocrazie assolute, il potere diventa una matrice politica e i pretesti repubblichini riconfigurano in maniera diversa, e per certi versi perniciosa, anche il concetto di cultura e di massificazione, che porterà pure a reazioni pesanti e pericolose per le libertà non solo individuali.

Nel 1937 Adolf Hitler si occupa di questa tematica in maniera preponderante, inaugurando per mano di Goebbels la mostra ENTARTETE KUNST (Arte degenerata), riportando alla luce i problemi economici della Germania di allora e attribuendo a talune categorie sociali e razziali le responsabilità dei mali del mondo; in particolare ebrei, diversi e persone di pensiero, colpevoli di avere bastardizzato l’identità ariana. L’epurazione dei musei e di tutta quell’arte ritenuta contraria alla cultura germanica, aiuta ad amplificare le teorie dell’ineguaglianza della razza; così come il concetto di ‘degenerazione’ applicato all’arte si modifica nel tempo e dipendentemente dalle situazioni storiche e geo-politiche, modellandosi e conquistando altre realtà quali, per esempio, i momenti bui della cultura sovietica sotto la dittatura stalinista o il maoismo in Cina. Il Nazionalsocialismo hitleriano ha totalmente messo al bando qualsiasi forma genericamente chiamata ‘espressionismo dell’anima’; accezione tanto odiata, che in quel tempo venne astutamente usata dal regime politico per determinare o quantomeno stilare il senso di pretestuosa degenerazione della creazione artistica, del libero pensiero e del degrado morale della società. Il titolo dell’esposizione VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE racchiude questo postulato, la degenerazione non tanto dell’arte quanto del rapporto potere-arte-libertà espressiva. L’attuale momento storico fa riesumare ricordi creduti ormai rimossi e sopiti, confermando quanto la Storia si ripeta e la coscienza sia inequivocabilmente subordinata all’esercizio alla cultura.

Ecco, quindi, che l’artista diventa il signor Josef K. di kafkiana memoria ne IL PROCESSO (1925) o meglio ancora Gregor, protagonista de LA METAMORFOSI (1915), laddove l’apparente incapacità di relazionarsi al reale e di esprimere la propria libertà artistico-creativa crea dei diversi, come la trasformazione di Gregor in insetto.

È proprio nel transito tra Ottocento e Novecento che si definiscono, anche grazie alla scoperta della psicanalisi e agli studi di Lombroso, i parametri di frammentazione e paradossalmente l’enunciazione della marginalizzazione di taluni aspetti sociali. Non siamo mai – ancora oggi – riusciti a concepire l’individualità come valore aggiunto, bensì, piuttosto, come una sorta di incarnazione discriminatoria continuata ed elemento di pericoloso disturbo. VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE (Il conferimento del berretto del folle) costruisce una piattaforma, su cui muovere delle plausibili pedine per l’inizio di una discussione sul tema del rapporto creatività/follia o cultura/potere nella società del consenso.

Viene da pensare che la linea di demarcazione tra l’al di qua e l’al di là sia molto labile, tenera e sempre troppo fragile all’interno di una società normocentrica e basata su di modello alfabetico e ordinato, laddove si definisce in maniera violenta il rapporto tra maggioranza e minoranza, tra ciò che è considerato giusto e ciò che invece non lo sarebbe.

Qualcosa di nuovo e prorompente si è creato durante tutto il Novecento: il concetto di massa e un regime di sottomissione della cultura ai dettami della politica democratica e del cosiddetto ‘bene comune’, laddove il Panottico non solo resta un modello da seguire, ma diviene linfa di un sistema di comunicazione sociale, il cui scopo ultimo potrebbe essere il rafforzamento del consenso e l’annichilimento delle opinioni individuali.

L’arte è, all’interno di questo nuovo schema socio-politico, un’isola che non c’è, un luogo delle delizie frustrate e del soggettivo contrapposto. Il Narr è l’artista, ma anche ‘l’altro’, spesso colui che sta al di sopra o al di sotto di una media sociale, così come il concetto di ‘conferimento del berretto del folle’ ben rappresenta la metafora della condizione umana di chi sta fuori da uno schema di regime.

Il rapporto tra arte e potere, con i suoi misteri, le sue ossessioni – forse proprio perché desideri inappagati o inascoltati – rappresenta sicuramente questa enigmatica combinazione, che lega ma mette contemporaneamente e inesorabilmente in contrapposizione corpo e spirito, quasi fossimo condannati tutti a decidere per l’uno o per l’altro nella speranza e nella vana illusione del cambiamento verso l’ideale e l’universale.

Mario Casanova, 2017

Un particolare ringraziamento va al Kunstmuseum Bern, Expressionismus-Stiftung beim Kunstmuseum Bern, Helvetia Kunstsammlung Basel, Collezione Giuseppe Iannaccone Milano, Collezione d’Arte Matasci, Bibliothèque Nationale Suisse, Fondazione Ignaz & Micha Epper Ascona, Famiglia Cavallotti Bergamo, Hauser & Wirth Zürich, Lisa Wenger, Alice Pauli Lausanne, Katz Contemporary AG Zürich, ACB Gallery Budapest, Várfok Galéria Budapest, agli artisti e collezionisti anonimi per aver reso possibile la realizzazione di questa mostra con il prestito delle loro opere.