KATIA BASSANINI (1969-2010)

Una mostra perenne

Questa volta non scriverò di una mostra reale ma di un’esposizione immaginaria. La motivazione è da ricercarsi nei bisogni di ogni uomo al momento della mancanza, quando una cosa manca subentra la memoria. Questo pezzo, breve ed emozionato, é privo di ambizioni ed intende semplicemente celebrare l’opera e la vita di un’artista che ha da poco lasciato il mondo così come lo conosciamo. Katia Bassanini nasce a Lugano sul finire degli anni sessanta, studia arte in varie città svizzere, un giorno poi, saluta gli amici e vola negli USA, a New York, città che sceglie come nuova casa per una nuova vita. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private e la sua arte è riconosciuta da critici, curatori e galleristi. Non ho avuto il piacere di conoscere Katia Bassanini personalmente, la conoscenza che ho di lei dipende dai cataloghi al momento in circolazione e fa perno sulle preziose parole di chi mi fatto conoscere la sua opera la prima volta. La mia “mostra perenne di Katia” è dunque per metà reale, basata sulle impressioni scaturite dalle opere, e per metà evocata dai racconti dei ricordi. La definisco “mostra perenne” perché quando una personalità creativa muore la nostra mente è portata a non fare più distinzioni tra l’uomo e l’artista, le due figure si fondono e le loro differenze diventano particolari essenziali che saranno, appunto, per sempre. La sua produzione è vasta: disegni, video, “performance senza pubblico”, oggetti; ogni medium è usato per il fine dell’opera e non l’opposto, quello che importa alla Bassanini è il senso che devono assumere le sue storie grottesche, basate su una narrazione ispirata al teatro dell’assurdo e illustrata da immagini crude. Questi “rozzi nonsensi” arrivano dritti al dunque, grazie al suo linguaggio diretto che svela verità imbarazzanti. La Bassanini sembra costantemente scongiurare la redenzione dell’uomo sociale mostrandone l’eterna miseria, la logica è: una volta toccato il fondo non si può far altro che risalire - con un bel sorriso, ovviamente.

Anna Mazzucco, 2010

mazzucco.anna@gmail.com

(Testo pubblicato per gentile concessione dell’autrice e di Extra, inserto del Corriere del Ticino)

20 Settembre 2010 <

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Time is Love.5
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La cecità dei sogni
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