Territori: osmosi tra arte e collezionismo. Dal ritratto al paesaggio, dall’oggetto al soggetto.

Territori: osmosi tra arte e collezionismo. Dal ritratto al paesaggio, dall’oggetto al soggetto.

Anonimo del XIX secolo / Donato Amstutz / Fiorenza Bassetti / Stefania Beretta / Giovanni Boldini / Maurizio Bolognini / Carlo Buzzi / Jon Campbell / Jean Corty / Giuseppe De Nittis / Pier Giorgio De Pinto / Felice Filippini / Francesca Guffanti / Piero Paolo Lucchetta / Ingeborg Lüscher / Evgeny Merman / Amélie Munier-Romilly / Shahryar Nashat / Apollonio Pessina / Mario Puccini / Luigi Rossi / Sonja Maria Schobinger / Valter Luca Signorile / Telemaco Signorini / Anselm Stalder / Andro Wekua / Erga Yaari.

12 maggio - 28 luglio 2019

Al MACT/CACT si apre una mostra policefala e leggibile a più livelli. Concepita come una riflessione attorno all’idea di territorialità indiscutibilmente legata – anche – alla produzione artistica e al collezionismo, essa si oppone, tuttavia, a ciò che sembra essere diventata, a tratti, quasi una piaga inevitabile, un piacevole male da sconfiggere: la globalizzazione.

Termine usato e abusato, quello di ‘globalizzazione’ è capace di innescare un vizioso, per quanto utile, dialogo tra le parti opposte, e di rimescolare, come all’interno di un magma in ebollizione, il concetto stesso di territorio, facendo sposare l’esigenza di visibilità internazionale con il rispetto per le proprie umili radici e il loro riconoscimento.

Se per tanti anni, l’attaccamento al territorio fu tema prioritario per determinate scelte culturali, da qualche decennio, complice il mercato (nello specifico di questo tema, un complice – diremmo – assolutamente “felice”), anche il panorama culturale locale si è trasformato in finestra sul mondo; a tratti goffo, talvolta interessante.

L’approccio, spesso impacciato, dei musei senza portafoglio all’internazionalità dei grandi nomi ha finito per liofilizzarsi in un fenomeno glocal per nulla banale e, appunto, da analizzare per il suo peso consapevole sul luogo in cui si vive e cui si partecipa. La ricerca si fa anche in rapporto alla crisi economica e socio-politica dell’oggi, spingendo istituti d’arte e curatori a rovistare nella Storia per la Storia.

Nel mondo d’oggi in generale, v’è una scarsa capacità mnemonica e una banale immediatezza esistenziale, per cui si rende necessaria una lettura – spesso una rilettura – della Storia e un suo necessario recupero; fattori, questi, che rappresentano la radice del nostro sapere contemporaneo. Il diritto a non dimenticare è altrettanto importante, quanto il dovere di analizzare e ricordare.

TERRITORI è una sorta di mostra-archivio, che non intende ostentare alcun complesso da prestazione professionale. Si tratta, invece, di un semplice dialogo tra geografie fisiche e interiori, senza tralasciare in alcun modo l’assimilazione osmotica di un territorio che sta fuori di noi e della nostra cultura originale, in altri luoghi, che noi fatichiamo a considerare nostri, proprio per l’incapacità di viverli qui e ora come elemento assimilato e normalizzato. In ogni parte del mondo ci accorgiamo che, nei loro momenti di staticità, autori oggi acclamati non erano meglio di tanti altri considerati meno rilevanti, perché ai margini di un sistema. Solo la fase di sperimentazione e di superamento rende ognuno unico nel suo genere, e durevole.

Il curatore ha inteso, con questa mostra, operare scelte di opere, che riflettessero questo tema infinito, ritenendo altrettanto importante dare lo spazio a tentativi più o meno riusciti di collezionismo al di fuori dell’appartenenza a un territorio specifico e omogeneo.

L’impianto parte da una base fondamentalmente pittorica, e quindi legata ai temi sviluppati proprio dalla pittura, quali il ritratto e il paesaggio: due elementi che ci identificano fortemente con un territorio e un’epoca. Il ritratto è tempo, luogo, statuto sociale; il paesaggio è anche la geografia e la condizione socio-politica.

A partire dal tempo Moderno e post-rivoluzionario, tutti gli elementi legati alla soggettivizzazione hanno gradatamente indebolito la capacità e la volontà di una identificazione spazio-temporale; un’appartenenza, quindi, a un luogo e a un tempo.

È interessante notare come in un periodo storico molto corto, in rapporto al susseguirsi dei grandi capitoli storici, l’umanità abbia sentito fortemente la spinta verso ‘universalità e mondialismo’, quasi questi scopi rappresentassero l’esigenza ultima di dotarsi di un equalizzatore sociale, politico ed economico.

Anche da un punto di vista artistico, la globalizzazione ha favorito una dilatazione delle particolarità, tale da rendere ogni cosa ‘eguale’, un po’ ogni dove, in luoghi dove l’eterogenia è stata completamente plagiata dell’estetica globalista e omolinguistica.

L’esposizione non vuole essere una critica e neppure un’esaltazione del modello globale sempre più staccato da un’esperienza palpabile e diretta del territorio, o – più profondamente – da eredità archetipiche legate al luogo di nascita e di acculturamento.

Mario Casanova, Bellinzona, 2019.

Shahryar Nashat (1975), ALL THE WAY BACK. THE RECONSTRUCTION, 2001. Installazione video a 2 canali (beamer/monitor). Collezione privata, Svizzera. Ph MACT/CACT.

Dove

MACT/CACT

Museo e Centro d’Arte Contemporanea Ticino

Via Tamaro 3, Bellinzona.

Orari

Venerdì, sabato, domenica

14:00 – 18:00

Ingresso

CHF 5.00

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