Tempo fuori di sesto (Suburban Gulliver)

Tempo fuori di sesto (Suburban Gulliver).

Andrea Crosa

24 marzo – 20 maggio 2007

Dopo la sua personale al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova nel 2005, il CACT apre la sua stagione 2007 proprio con un solo show dell’artista italo-argentino Andrea Crosa (1949).

Citare la mostra genovese dopo quasi due anni non è casuale, perché quell’opportunità espositiva aveva sicuramente segnato un “momento di svolta” nella sua maturazione operativa, nel suo procedimento estetico, e di comparazione con gli spazi espositivi. E la geografia del CACT, particolarmente adatta a una presentazione più processuale di un lavoro artistico, sembra ideale per coadiuvare e convalidare le recenti ricerche di Crosa.

In più occasioni (cfr. TSUNAMI STUDEBAKER, ed. Neos, Genova) abbiamo rilevato nella sua opera le molte dicotomie del suo operare creativo, su molti livelli: la sua ironica tragicità, il rapporto realtà/finzione, tradizione e modernità, azione ludica e fatalismo nella memoria; la sua determinante volontà di superare il mezzo. Il suo approccio narrativo, l’uso recente delle tecnologie e il suo proposito di confrontazione nell’ambito arte/architettura riconquistano ora la loro piena maturità.

“Il mondo che non c’è”, esperimento di narrazione riconducibile alla fiaba e ripercorrendo genericamente realtà parallele, ma tuttavia convergenti, fa del suo lavoro prettamente e apparentemente figurativo, e originariamente pittorico, un enigma spinto verso un giardino di segni concettuali. Quel plusvalore che gli permette – coerentemente con le sue pulsioni – di superare il mezzo ch’egli usa, per diventare egli stesso opportunità di mediazione in continuo dialogo con i suoi temi. La sua favola, infatti, che si riferisce evidentemente da sempre alla letteratura fantastica anglosassone (Jonathan Swift o Lewis Carroll), persiste nella (ri)creazione di spazi mentali e anacronistici tra passato e futuro, tra nostalgica memoria e timorosa quanto fatale accettazione di ciò che dovrà venire, tra conosciuto e sconosciuto, tra il lecito e il proibito… oltre e al di sopra di noi.

TEMPO FUORI DI SESTO (SUBURBAN GULLIVER) significa l’attuale momento di riflessione di Andrea Crosa attorno alla commedia della vita, alla vana consapevolezza del suo essere umano e dell’essere uomo. Ancorché egli ne parli, e se ne senta la presenza mentale, proprio la figura umana manca nel suo lavoro, quale fosse per l’artista una illusoria ricerca d’identificazione, attorno cui riflettere.

Nella prima sala, l’artista presenta, su di un vasto plinto bianco, l’opera titolata TEMPO FUORI DI SESTO [2006], che costituisce il “filo rosso” di tutta la mostra. Una agglomerazione di case e strade, di piccolo formato, a richiamare la “piccolezza”, la “fragilità” del piccolo uomo che le abita, ma anche – come Alberto Giacometti – l’instabilità e l’incongruenza prospettiche. Le campiture di colore sono pastellate, semplici, banali, come banale è l’esistenza di ogni individuo, che lì, così minuscolo e supposto, è perso nel concetto di gruppo. L’altezza del plinto, di questo sostegno artificiale, ci permette di “osservare da fuori” e leggermente “dall’alto”, in un perverso rapporto micro/macro, le realtà minime, di cui si ignora quasi o non si vuole assolutamente riconoscerne l’importanza.

La seconda sala è particolare, perché è collocata a mezzanino e dà accesso al resto degli spazi espositivi; essa assume, per sua natura, quella identità di – quasi – non-luogo, in cui il curatore ha previsto la posa di FAST FOOD [1980], olio su tela, già filmata e presentata sotto forma di proiezione video l’anno precedente: Fast Food (elaborazione video) [1980-2005]. Dopo l’immaterialità dell’approccio filmico di un’opera storica, ecco che l’autore ribadisce l’identità reale del vissuto storico, rapportandolo al concetto di “tempo”, elemento, questo, centrale del suo nuovo allestimento.

Accostati, ci sono alcuni nuovi lightbox dal titolo SUBURBAN GULLIVER [2007]. Altri piani, altre prospettive e possibilità comparative della rappresentazione.

Come accadde nel 2005 con FAST FOOD, anche di Interno [1978], olio su tela, è stata fatta una versione video posta nella quarta stanza: INTERNO (elaborazione video) [1978-2005].

METROPOLI DA CAMERA [2005], potente opera a pavimento (terza sala) già presentata presso il Museo genovese, ci ricollega ancor più all’idea di imminenza della catastrofe e di sospensione temporale nel suo prossimo accadere. Bella e inquietante, essa rappresenta – nella nostra gloriosa solitudine –, una sonora e buia versione della “città che non c’è”, e che nessuno vorrebbe mai.

PEEPING TOM [2007] è l’intervento video che chiude, nell’ultima sala, l’esposizione. Mai dipendente dal mezzo di produzione scelto, ma da esso attratto, timorato, l’artista affronta qui il tema della videocamera di sorveglianza, spostando nuovamente la linea di confine del suo fantasioso raccontato. Una tragica, fatale e autoironica riflessione attorno alla visione della città.

Mario Casanova, 2007

Ph MACT/CACT.

Dove

MACT/CACT

Arte Contemporanea Ticino

Via Tamaro 3, Bellinzona.

Orari

Venerdì, sabato, domenica

14:00 – 18:00

Ingresso

CHF 5.00

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