27 gennaio 2027. Considerazioni visive sulle persecuzioni del Nazifascismo. Memoria è Storia. Il buio della coscienza / Dall’Europa verso la Palestina.

27 gennaio 2027. Considerazioni visive sulle persecuzioni del Nazifascismo. Memoria è Storia. Il buio della coscienza.

Jérémie Blanes / Marc Chagall / Lovis Corinth / Ignaz Epper / Henri Epstein / Walter Helbig / Karl Jakob Hirsch / Erez Israeli / Willy Jaeckel / Richard Janthur / Béla Kádár / Paul Kleinschmidt / Rudi Lesser / Kurt Levy / Léo Maillet / Ludwig Meidner / Henny Mannheimer / Georg Merkel / Heinrich Müller / Otto Nebel / Meret Oppenheim / Richard Seewald / Milly Steger / Heinrich Tischler / Friedrich August Weinzheimer

Dall'Europa verso la Palestina

Naftali Bezem / Yitzhak Frenkel / Osias Hofstätter / Aharon Kahana / Moshe Kupferman / David Lan-Bar / Reuven Rubin / Jakob Steinhardt / Hermann Struck / Igael Tumarkin

24 gennaio - 18 aprile 2027

La commemorazione della Giornata della Memoria cade il 27 gennaio, giorno in cui l’armata sovietica liberò il campo di sterminio nazista di Auschwitz nel 1945; e ogni anno, quel giorno, si ricordano le vittime dell’Olocausto e del Nazi-Fascismo.
 
E anche il MACT/CACT, per questa giornata di riflessione, ha deciso di realizzare una mostra d’arte visiva, aderendo – seppur con qualche licenza curatoriale – al tema della commemorazione, e aprendosi ad alcuni punti di luce o di discussione su situazioni o autori, che, pur non essendo stati direttamente coinvolti nel Nazi-Fascismo, hanno tuttavia subìto per riverbero i divieti in ambito artistico e culturale nella Germania di allora.
 
Nel 1933, con l’ascesa al potere di Hitler, inizia la nazificazione della cultura tedesca e la sistematica eradicazione di tutto ciò che era giudaico in Germania; ogni istituto di cultura subisce un processo di controllo politico-ideologico e di arianizzazione da parte del regime, al fine di togliere potere alla cultura e ossigeno al pensiero libero: libri bruciati, posti di insegnamento occupati da persone dell’apparato. Ogni persona viene controllata, ogni direttore di museo analizzato e, se del caso rimosso e sostituito. Lo storico Karl Schwarz (1885–1962) direttore fondatore del primo Museo Ebraico di Berlino (Jüdisches Museum Berlin), inaugurato nel gennaio 1933, emigrò lo stesso anno per Tel Aviv in Palestina, dove diresse poi il Museo d’arte di Tel Aviv, fondato nel 1932, e dando un impulso importante alle attività artistico-culturali del futuro stato di Israele.
 
È nel 1937, che il responsabile della propaganda Joseph Goebbels promuove una mostra organizzata da Adolf Ziegler, che si terrà lo stesso anno a Monaco di Baviera dal titolo “Entartete Kunst” (Arte Degenerata), oltre che in altre sedi in Germania nel corso dell’anno. Essa fu anche il pretesto per la confisca di migliaia di opere d’arte dai Musei tedeschi e dalle famiglie, soprattutto di fede ebraica, considerate – appunto – degenerate e pericolose per la gioventù tedesca e il futuro della Germania: oppure opere di grande rilievo artistico e culturale, la cui vendita serviva al finanziamento della guerra, che Hitler aveva intenzione di muovere, estendendo a tutta la regione europea l’ombra del Nazionalsocialismo.
 
Con la Kristallnacht (Notte dei cristalli) del mese di novembre 1938 parte ufficialmente una campagna di pogrom contro tutto ciò che è ebraico, inasprendo ulteriormente quella che era la Judenpolitik del regime.
Con l’invasione nel 1939 della Polonia il caso diventa mondiale e con la Conferenza di Wannsee nel 1942 per gli Ebrei non sembra più esserci scampo, anche se per la Cultura in generale e nel mondo il decennio nazista rappresenta il momento più buio della nostra storia recente.
 
Nello specifico della mostra, il MACT/CACT prende in considerazione una selezione di artisti, la cui opera fu considerata dal regime nazista “degenerata”. Molti vissero pesantemente sulla loro pelle la Shoah e la furia del Nazismo, come Henri Epstein, Karl Jakob Hirsch, Béla Kádár, Henriette Mannheimer, Heinrich Tischler: altri dovettero sopportare l’onta dei divieti d’esercizio dell’arte e dell’insegnamento, dell’esilio, spesso anche in Ticino, dove alcuni trovarono sopratutto nell’area di Ascona e del Monte Verità un ristoro per la mente e lo stimolo per la ripresa delle loro attività, come Epper, Helbig, Maillet, Seewald. Il Nazi-Fascismo ha colpito tutti indistintamente, pittori, scrittori, musicisti, architetti e politici, omosessuali o semplicemente persone che la pensavano o vivevano diversamente. La lunga mano del Nazismo ha cercato di sradicare – in parte, riuscendoci – i valori del Giudaismo in Europa, attraverso la distruzione dei Simboli e il processo di deportazione e annientamento. 
In mostra abbiamo inserito due giovani artisti, che si sono spesso o talvolta chinati, col loro lavoro, sui temi legati alla guerra o al periodo dell’Olocausto: Erez Israeli e Jérémie Blanes.
DALL’EUROPA VERSO LA PALESTINA è il titolo della seconda sezione di questa esposizione commemorativa, e mostra autori nati in Europa ed europei a tutti gli effetti, ma che – in conseguenza della politica di arianizzazione della Germania – hanno dovuto emigrare in Palestina già a partire dal 1933.
È comunque interessante notare come il flusso migratorio degli Ebrei d’Europa verso la Palestina abbia ritrovato una propria area di azione in una parte orientale e, per esempio, rafforzato in qualche maniera l’Accademia di Bezalel, fondata da Boris Schatz nel 1906 a Gerusalemme e tutto l’ambiente artistico-culturale di Palestina/Israele. E nella drammaticità del momento storico, questo fenomeno di spostamento di ingenti masse portò sicuramente anche verso il futuro stato di Israele nuove ed importanti forze nell’ambito della scienza, delle arti e dell’architettura: si pensi alla notevole concentrazione di architettura Bauhaus a Tel Aviv, o ai poli di ricerca in ambito medico e scientifico. E così anche per le arti.
Mai come nel caso del Nazionalsocialismo, antiebraismo, deportazione e leggi razziali abbiano costituito una vera e propria sottrazione culturale per la Germania hitleriana.
Mario Casanova, Bellinzona, 2026.
  • Heinrich Tischler (1892-1938), Paesaggio con strada, 1921. Pastello su carta, firmato e datato in basso a dx, 20 x 29 cm. Collezione privata, Svizzera.
  • Igael Tumarkin (1933-2021), Autoritratto, fine anni 1960. Scultura in bronzo su base di legno, firmato nel bronzo davanti, 31 x 36 x 19 cm. Collezione privata, Svizzera.

Dove

MACT/CACT

Museo e Centro d’Arte Contemporanea Ticino

Via Tamaro 3, Bellinzona.

Orari

Venerdì, sabato, domenica

14:00 – 18:00

Ingresso

CHF 6.00

Vernissage

Sabato 23 gennaio 2027, ore 17:30

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