999

999

John M. Armleder / Katia Bassanini / Carlo Buzzi / Sarah Ciracì / Claude Closky / Mat Collishaw / Ivana Falconi / Luisa Figini / Urs Fischer / Sylvie Fleury / Fabrice Gygi / Fabrice Hybert / Christian Jankowski / Norma Jeane / Köppl & Začek / L-B / Lovett & Codagnone / Ingeborg Lüscher / Angela Marzullo / Thom Merrick / Ottonella Mocellin / Mariko Mori / Olivier Mosset / Claudia & Julia Müller / Shahryar Nashat / Silvano Repetto / Hannes Rickli / Frank Thiel / Niele Toroni / Valerio Tosi / Costa Vece & Jaqueline Zünd e altri.

A cura di Mario Casanova e Giovanni Carmine

18 luglio – 19 settembre 1999

Com’è intuibile dal titolo, la mostra s’inserisce in un contesto socioculturale di fine millennio, volendo proporre un’ampia panoramica sugli accadimenti attuali in ambito artistico. L’intento è quindi quello di suggerire uno statement della scena artistica internazionale, non solamente quale bilancio, bensì come ipertesto antologico di autori proiettati, attraverso la forma e i contenuti tematici delle loro opere, nel futuro.

Con gli artisti è stata elaborata un’opera d’arte collettiva inserita negli ampi spazi industriali ormai in disuso degli Ex-Mulini Ghidoni, edificati negli anni ’30 e siti nel quartiere Molinazzo a Bellinzona. La struttura architettonica dello stabile, che è ormai divenuta un documento del passato e oggetto di archeologia industriale, si presta perfettamente per l’elaborazione di un ipertesto collettivo, il cui scopo è quello di ridefinire, grazie alle opere esposte, la struttura architettonica interna, che di per sé è modulata unicamente dalla disposizione diversa dei piani e da alcune modifiche realizzate negli successivi alla sua edificazione, passando quindi da mulino a magazzino e da ultimo a padiglione espositivo per l’arte. La portata degli interventi di rinnovamento e ristrutturazione sono risultati nel passato comunque di minima portata a tal punto da favorire nella fattispecie un duplice effetto, quello cioè della lettura intuitiva e facilitata della storia di tale stabile industriale attraverso le opere d’arte esposte. Esse ridefiniscono infatti forma e contenuti dello spazio che le accoglie.

I visitatori sono liberi di circolare all’interno della mostra, senza doversi attenere ad un percorso predefinito, come avviene di consuetudine nelle strutture museali. Al pubblico verrà però fornito uno “strumento di navigazione”, costituito da una mappa, per la quale gli artisti sono stati invitati a redigere dei brevi testi di accompagnamento alle opere in mostra.

999 non è un’esposizione tematica. La coesione tra i lavori degli artisti è garantita dalla struttura di “esposizione-ipertesto”. Le opere – per forma e contenuto – formano un insieme eterogeneo all’interno di uno spazio topografico e concettuale omogeneo.

999 è testimone di un momento di passaggio culturale importante, consciamente ed inconsciamente: tale è la fine di un millennio. Bellinzona – città situata topograficamente sull’asse delle grandi esposizioni d’arte contemporanea internazionali, con cui 999 vuole entrare idealmente in sinergia – diventa così simbolicamente un luogo ideale, in quanto storicamente di passaggio.

Le scelte dei curatori dell’esposizione rispecchiano l’estrema vitalità ed eterogeneità del momento storico attuale, che, con i suoi dubbi, contrasti e speranze, bene sono rappresentate anche nell’ambito della produzione artistica contemporanea.

Le forme di rappresentazione all’interno della mostra sono molto diverse. Esse vanno dalla pittura all’installazione, senza naturalmente dimenticare l’aspetto audio-visivo e la fotografia. L’ampio sguardo posto sulla scena artistica internazionale è garantito anche dalla presenza di autori affermati accostati a giovani artisti alle prime esperienze. La prospettiva è globale, comprendendo artisti per così dire “nostrani” distintisi ed apprezzati soprattutto all’estero, come Niele Toroni, giovani promettenti costantemente presenti in strutture come la Biennale di Venezia o alle Fiere d’Arte (Fabrice Hybert, Christian Jankowski, Frank Thiel, Costa Vece e altri), star internazionali come John M. Armleder, Sylvie Fleury, Mariko Mori e altri, e le ultime promesse (Angela Marzullo, Shahryar Nashat, Valerio Tosi e altri).

Il concetto di futuro che si vuole rappresentare è quello di apertura e flessibilità; un futuro multiculturale ed eterogeneo, verso cui si assume inevitabilmente una posizione di apertura appunto e di curiosità.

La struttura ipertestuale dell’esposizione implica una fruizione interattiva, trasformando quindi lo spettatore in attore. Una delle possibili maniere di avvicinarsi all’arte contemporanea è questa: partecipazione e coinvolgimento attivo nel processo di definizione dei significati.

Il nuovo millennio è destinato a coloro che vorranno essere partecipi dell’elaborazione delle nuove idee. Questi rappresenterebbero il pubblico ideale, cui 999 si rivolge, pronto ad affrontare il concetto di futuro in modo creativo e non subendolo come ineluttabile dato di fatto. La struttura antologica di 999 diventa piattaforma per lo sviluppo e la creazione di nuove idee da parte dei visitatori e nel contempo fornisce uno sguardo ampio e diversificato sulla ricerca artistica contemporanea.

Il nuovo millennio rappresenta un punto di svolta psicologico e culturale importante non privo di incognite. Tale turning point incuriosisce e spaventa. In che maniera risponde l’arte contemporanea? Dove si colloca rispetto a questo limite? Quali sono le possibili risposte a tale quesito?

999 è una di queste.

Giovanni Carmine

Ph MACT/CACT:

Dove

CACT Centro d’Arte Contemporanea Ticino

Via Tamaro 3, Bellinzona.

Palazzo ex-Troesch, Bellinzona-Arbedo.

Orari

Martedì – domenica

14:00 – 19:00

Ingresso

CHF 8.00

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