Ermafrodito e la filosofia del transito, ovvero la sessualità abdicata.

Ermafrodito e la filosofia del transito, ovvero la sessualità abdicata.

Massimo Vitangeli

2 ottobre – 7 novembre 2010

Il mito attorno a Dioniso fu per Friedrich Nietzsche, così come per altri prima e dopo di lui, uno spunto di riflessione importante all’interno della sua opera. La figura del Dio greco, contemporaneamente sacro e sacrilego, apostolo senza età, moderno e laico, dissacrante e irrazionale, torna periodicamente a ricordarci quanto le storie universali legate all’umano prevalgano sulla Storia.

Il tema, che Massimo Vitangeli (1950) affronta, site specific, per la sua prima personale al CACT Centro d’Arte Contemporanea Ticino, recupera parte degli elementi dionisiaci, prendendo spunto dall’erotismo per fare un’analisi approfondita sul fenomeno dell’ermafroditismo all’interno di una società – quella attuale – tendenzialmente trans mediale, unisessuale, post-contemporanea e post-tecnologica, ove – tuttavia – l’imposizione del ruolo rimane ancora uno dei fondamentali dogmi della sua matrice borghese.

Secondo Vitangeli, […] la mostra si sviluppa attorno al concetto di connessione fra identità (sessuale) e ruolo sociale, dove “echeggia” la filosofia transgender e l’intercambiabilità del maschile-femminile. Una filosofia del transito, della trasformazione, della relazione, del flusso, che rifiuta le sintesi definitive a favore del divenire. […] 
Recuperando concetti quali la mobilità, il transito o la ‘contrapposizione’ tra essere e non-essere espressi da filosofi come Eraclito fino a Heidegger, Vitangeli mette a confronto l’essere e l’unicità dell’uomo con la possibilità dionisiaca di intraprendere un viaggio tra razionalità e passione, caratteristiche riconducibili talune al maschile e tal’altre al femminile.

L’accettazione da parte della filosofia ufficiale della centralità dell’essere umano, e dell’affermazione delle sue innumerevoli peculiarità, così come i moniti nietzschiani riguardo allo spettro delle innumerevoli verità ed esso legate, hanno sicuramente anticipato il divenire di una società molle, omogenea, sorretta dai dogmi e scarsamente pragmatica. In tal senso la figura di Dioniso, tanto cara al filosofo tedesco, irrompe nuovamente nel panorama attuale come dagherrotipo dell’uomo contemporaneo.

Il terzo sesso, l’ermafrodita, già viene riconosciuto da un paese come l’India, ribadendone una precisa terza identità sociale. In una società che impone il ruolo e la decisione del ruolo da assumere, avere in sé entrambi i sessi pone a molti paesi problemi in materia di legiferazione.
 Per tornare all’aspetto più sociologico, la figura dell’ermafrodita come apice delle ‘altre’ verità, potrebbe costituire – in generale – un ulteriore elemento fondamentale specchio di una società post-contemporanea, inducendo l’assunzione dell’identità, anziché la sua rappresentazione.

Le opere esposte, quasi interamente a carattere installativo, affrontano tutte queste tematiche attraverso il linguaggio artistico. Le percezioni sono uno degli elementi, attorno cui Vitangeli intende osservarci e vederci.

Gender-Bending (2010) è un trittico video sincronizzato. Riprendendo una frase di Bergson, secondo cui […] c’è più realtà e creatività nella percezione e nell’immagine che nel concetto e nell’intelletto. […], l’artista instaura un rapporto ossessivo con la propria identità. Ossessivo e frenetico è anche l’utilizzo del mezzo video. L’immagine non è una rappresentazione narrativa dell’essere: narrativo, invece, è il sottofondo sonoro; una serie di frasi brevi parlate, che inducono a porsi domande sulla certezza dell’io e della nostra identità.

L’opera installativa Liquid Body (2010) sviluppa il tema della libertà entro il rapporto individuo-gruppo. Su di una bandiera di seta, che si muove al vento, è proiettato un video. Ironica e sottile è la metafora sulla pesantezza e l’indottrinamento che politica e sociale esercitano sul ruolo e le identità individuali; un’opera che riprende ironicamente, nell’uso dei materiali, quei canali mediatici inequivocabilmente legati alla propaganda moderna e al nazionalismo. Vitangeli realizza qui un’opera che ci parla di desiderio, rivolgendosi a una cultura, quella attuale, del consumo immediato delle cose e delle persone.

In una sala trova posto l’opera plastica in marmo dal titolo Power Is Not Power (2010), che sviluppa il tema della sessualità e delle sue alterità, ma soprattutto quello della verità individuale intrecciata con il proprio modo di vivere il corpo sessuale. Conficcata nel pavimento, a richiamare lo struzzo che mette la testa nella sabbia per non vedere e quindi sapere, l’opera ci parla della rivelazione come volontà del sapere e delle nostre responsabilità consce ed inconsce.

La serie di 19 lavori titolata In Cold Blood (2008-2010) è un corpo che Massimo Vitangeli ha prodotto osservando e collezionando immagini pornografiche. (Ri)disegnati al computer e realizzati come stampe fotografiche, essi sono appesi in maniera aleatoria e in formati diversi in una sala a luci rosse (pareti e fonte luminosa). L’approccio è quello di una rielaborazione, affinché lo spettatore definisca se stesso attraverso la percezione dell’erotismo attraverso il desiderio del guardare. La componente voyeuristica è fondamentale nel processo di osservazione dell’immaginario collettivo e soggettivo.

[…] …se di una cosa non si sa che cos’è, è comunque un arricchimento della conoscenza sapere che cosa non è. […] (Carl Gustav Jung, Aion: ricerche sul simbolismo del Sé, 1951). Attorno a questo postulato, Vitangeli produce The Events Horizon (2010), tassello ultimo di una mostra, i cui significati espressi con un linguaggio artistico coerentemente legato ai temi espressi, conclude con quesiti ed interrogazioni ch’egli pone al visitatore in relazione alla nostra volontà di essere.

Mario Casanova, 2010

Ph. Pier Giorgio De Pinto © PRO LITTERIS Zürich.

Dove

MACT/CACT

Arte Contemporanea Ticino

Via Tamaro 3, Bellinzona.

Orari

Venerdì, sabato, domenica

14:00 – 18:00

Ingresso

CHF 5.00

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