Nuove opere dal deposito
Naftali Bezem / Martin Disler / Michael Druks / Georg Einbeck / Oded Feingersh / Yitzhak Frenkel / Moshe Gershuni / Horst Janssen / Moshe Kupferman / Uri Lifshitz / Max von Moos / Rudolf Mumprecht / Avshalom Okashi / Leo Roth / Meir Steingold
13 marzo - 10 maggio 2026
Nella prospettiva di un confronto tra Storia e contemporaneità, le collezioni – per un museo – costituiscono il richiamo alla conoscenza e alla coscienza storiche.
Nell’ultimo decennio, il deterioramento della situazione politica mondiale ha spinto più di un luogo d’arte a riflettere maggiormente sugli avvenimenti del passato per, forse, anticipare e meglio capire alcuni lati oscuri di un presente che sta per farsi.
La guerra in Ucraina, prima, e il pogrom del 2023 in Israele, poi – cui va ad aggiungersi l’attualissima situazione in Iran o nell’America del Sud – hanno sicuramente portato a una piattaforma di riflessione; non da ultimo quella attorno alle grida dell’ideologia e della propaganda politica, favorite e meditate dalle reti sociali digitali. Il mondo e la sua storia sembrano essere nuovamente in pericolo e sotto pressione. E i musei sembrano più sensibili al discorso attorno alla Storia, attraverso l’elemento più consueto, quale appunto i depositi di opere e oggetti d’arte e la loro testimonianza storica.
All’interno del dibattito politico globale, i temi ricorrenti attorno a questioni quali multiculturalismo o inclusione tanto cari all’universo progressista, hanno spinto l’analisi di alcuni avvenimenti storici verso derive pericolose e fortemente ingiuste, come l’effetto della cultura della cancellazione, della rimozione o del negazionismo (Cancel Culture), la cui deficienza analitica prevede e chiede fondamentalmente la sostituzione di tutto ciò, che è considerato fastidioso, se non pericoloso per l’evoluzione e l’istruzione delle generazioni future; un viatico verso la negazione totale di elementi, di cui le generazioni future non saranno mai più a conoscenza. Ed è ancora la pericolosità della politica, con i suoi teatrini e le sue fanfare, a determinarne la “giustezza”, in base alle rispettive ideologie, la cui sopravvivenza stessa viene ancora determinata dall’assetto partitico del regime politico moderno.
La cultura e la storia sono come l’energia: esse non si cancellano, né si distruggono, bensì vanno analizzate e comprese, se non giustificate, e reinterpretate e riadattate a un contesto evolutivo.
Le proposte del MACT/CACT da qualche anno si spostano vieppiù nella direzione di una riflessione sul periodo, che va da fine Ottocento ai primi decenni del Novecento, con particolare attenzione alla deriva della società europea del primo 1900 verso gli anni bui del Nazi-Fascismo, entro cui le contrapposizioni bipolari avevano creato picchi di drammaticità politica. Ed è da questa forbice temporale, che abbiamo per il momento selezionato, come focus specifico, alcune questioni rimesse giocoforza in discussione.
Quali sono le risposte del mondo cultura alla vita reale? Anche nell’ambito artistico, esiste un bipolarismo politico, per cui si potrebbe parlare di una cultura di destra e di un’altra, invece, di sinistra? Nell’ambito museale e istituzionale, questi confini esistono, e tutti coloro che si sono occupati di cultura di regime – o di arte nello spazio pubblico – ne sono consapevoli.
La mostra NUOVE OPERE DAL DEPOSITO non è una esposizione a carattere politico (né il titolo lo suggerirebbe), poiché gli artisti sono già, essi stessi, portatori di questa forma creativa per molti versi ancora rivoluzionaria, grazie alla sua forte capacità di astrazione a prescindere dalla situazione storica del momento. La selezione fatta dal curatore è una scacchiera di autori e di opere fin’ora mai esibite al Centro. La casualità, tuttavia, è marginale rispetto alle causalità, che tentano di ricostruire un sentiero di coerenza storica.
Mario Casanova, Bellinzona, 2025.
Martin Disler (1949-1996), Ohne Titel, 1990. Xilografia a colori, numerata 3/6, firmata e datata in basso a dx, 93 x 61 cm. Collezione privata, Svizzera.
Dove
MACT/CACT
Museo e Centro d’Arte Contemporanea Ticino
Via Tamaro 3, Bellinzona.
Orari
Venerdì, sabato, domenica
14:00 – 18:00
Ingresso
CHF 6.00


